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ITINERARIO 1 - Un percorso "fuoriporta" tra storia e preistoria


Un percorso fuoriporta tra storia e preistoria
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Percorriamo un tratto dell’antica via “Valeriana”, partendo dal quartiere Cantun di Sondrio, verso il Santuario della Sassella. Non cederemo al fascino della denominazione, immaginando un tracciato romano dell’età dell’imperatore Valeriano: le poche tracce locali di romanità parlano di transiti abituali solo per i passi alpini della Valchiavenna; i rari reperti di altre località non fanno pensare a una frequentazione normale di guarnigioni o di coloni. La Via sarà da ritenere piuttosto una strada ‘vallerana’, una strada di valle, un collegamento locale tra i centri abitati della costa soliva, certo medievale, forse anche altomedievale, probabilmente sul tracciato di sentieri più arcaici.

La lasciamo, non appena attraversata la provinciale per la Valmalenco, salendo poi subito in una fascia di vigneti, donde si gode di un interessante colpo d’occhio sulla città. Ci troviamo su una viottola, all’inizio un po’ ripida, che poi segue verso ovest l’andamento dei muraglioni di sostegno ai ripidissimi vigneti, quindi con una conversione verso l’alto e poi ad est, sbuca sulla strada rurale (asfaltata) che proviene da Triasso, non lontano dagli abitati di S.Anna e Colombera.

Queste due frazioni di Sondrio conservano ancora interessanti edifici rustici che mostrano l’antichità dell’insediamento e attestano le attività degli abitanti di un tempo.
La chiesa di S. Anna, dalle linee settecentesche, conserva un dipinto di P. Ligari (Incoronazione della Vergine, XVIII sec.).

Successivamente si può visitare la chiesa del Convento di S. Lorenzo. Quest’ultimo, visibile già nella parte finale della salita, e raggiungibile con una breve discesa, fu in realtà un castello medievale, denominato di S. Giorgio (e lo si comprende dalle linee massicce dell’edificio), eretto attorno al 1000, ma presto trasformato in convento di suore benedettine, poi soggetto a complesse vicende, fino a ritornare convento femminile e pensionato per suore.

Poco oltre, su uno sperone di roccia panoramico che si affaccia sulla gola formata dal Mallero (località Gombaro e Cassandre – due toponimi caratteristici: il primo di origine celtica, sembra alludere all’ingombro alluvionale, il secondo probabile voce analogica per indicare il corso ‘incassato’ del torrente), è situata l’interessante chiesetta quattrocentesca di S. Bartolomeo, costruita per servire le soprastanti frazioni, e più tardi, sotto la dominazione grigiona, ceduta ai protestanti per le loro funzioni. L’interno, oggi spoglio, reca tracce di antichi affreschi.

Ai piedi della chiesa, verso valle, un piccolo sito archeologico (una marmitta dei giganti che serve oggi da serbatoio d’acqua piovana, e numerose coppelle scolpite nella roccia) sembra attestare una continuità di culto dalla preistoria.

Rientrando verso monte, si può passare per la contrada Maioni (che prende il nome dai magli coi quali si lavorava il ferro proveniente dalla Valmalenco), anch’essa con alcune interessanti case rurali antiche.
Poi si scende per un tratto di mulattiera ad ampi scalini, non troppo ripida, verso il ponte di Gombaro. Lì presso, il monumento al partigiano ‘Moro’ ricorda un episodio della Resistenza (1945).

Si rientra in città passando per la località Fraccaiolo, già quartiere artigianale con mulini e altri impianti, alimentati dall’acqua convogliata dal torrente Mallero.